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“E’ Natale!” ?

La grande famiglia di cui facciamo parte, l’umanità, ha sempre sentito la necessità di festeggiare e celebrare riti di passaggio. Sappiamo anche che alcune tradizioni ci sono state tramandate, come si suol dire, sin dalla notte dei tempi e non sappiamo bene, non conosciamo con esattezza, anzi tutt’altro, le vere origini di alcune festività.

Il Natale è fra queste. Fino a pochi anni fa si accettava senza batter ciglio ciò che ci era stato raccontato fin da quando eravamo piccolə, pur con le sue contraddizioni, che saltavano all’occhio magari soltanto a qualche sguardo un po’ più attento… siamo celebranti e per “deformazione professionale!” siamo curiosə, ci piace cercare a fondo, oltre le apparenze.

Ecco allora che il Natale diventa l’occasione per mettere a frutto e affinare le nostre doti principali: l’ apertura mentale, la passione per la ricerca, la curiosità per tutto ciò che è particolare ed anche importante: la ritualità e la tradizione.

Appena natə, noi semplici esseri umani, vivevamo di poco: ci accontentavamo di vedere sorgere il sole e poi vederlo tramontare, ci pareva nella nostra “primavera evolutiva” che tutto girasse proprio lì intorno… solo lì intorno.

Il sole rappresentava la vita e la morte, la rinascita ogni giorno. Il ciclo delle stagioni ruotava tutto intorno a lui e alla Natura che viveva di lui. Non ci stupisce quindi che ad ogni latitudine ed in ogni tempo qualsiasi riferimento di credo riporti a lui. La terra produceva cibo se c’era sole, l’essere umano poteva vivere grazie al suo tepore.

Facendo una rapida “involata” a ciò che di più vicino abbiamo rispetto al nostro tempo attuale, possiamo individuare tre momenti particolari, che uniti ci hanno portato le tradizioni a cui siamo oggi legatə in questi giorni particolari.

Il primo è Yule. Tra le popolazioni germaniche pre-cristiane era la festività associata al solstizio d’inverno, che sappiamo essere il momento in cui l’altezza del sole rispetto all’orizzonte è minima: le giornate sono corte, le notti lunghe. Si rimaneva in casa, si tramandavano racconti e leggende in forma orale accoccolati vicino al focolare, si accendevano luci e falò, per chiamare lui, il Sole, per imitarlo, per evocarlo. Sapevano le popolazioni germaniche che dopo il buio torna sempre la luce e che quel momento era solo transitorio: il sole sarebbe tornato presto in tutto il suo splendore. Nel giorno del grande festeggiamento i sacerdoti accendevano al centro del villaggio un grande falò: ogni abitante portava con sé un ramo che accendeva direttamente dal falò e con il quale portava il fuoco nella propria casa. Ecco l’origine del ceppo di Natale.

Anche nell’antica Roma non mancavano i festeggiamenti durante questo periodo dell’anno. Chiamati I Saturnalia, venivano celebrati a partire dal 15 dicembre perché il sole proprio in quei giorni, entra nella costellazione del Capricorno, da sempre considerata casa di Saturno, divinità un po’ dissoluta e pazzerella ma che assicura, se debitamente onorata e festeggiata, un buon raccolto, abbondanza e fecondità nel corso dell’anno a venire.

Concludiamo con il culto del sol Invictus: introdotto a Roma dall’imperatore Aureliano nel 274 d.c. alla disperata ricerca di un dio che fosse anche un protettore per il suo popolo, il sole invincibile, la luce che sconfigge le tenebre

Sempre i romani si scambiavano sotto lo sguardo della dea Strenia i doni… “Strenia”… Strenne… vi ricorda qualcosa?

Tornando ai giorni nostri con particolare riferimento alla religione cristiana, vi sono molte associazioni simboliche fra Gesù e il sole nel vangelo di Luca ad esempio, che parla della misericordia di Dio come un sole che sorge per rischiarare le tenebre, così come in Giovanni che utilizza spesso la contrapposizione luce/tenebre o Matteo secondo cui il volto di Cristo brilla come il sole. Capite bene dunque che con le premesse fatte, fu abbastanza semplice dare nomi diversi a qualcosa che esisteva da sempre.

Del resto era effettivamente impossibile sradicare culti che in un modo o in un altro continuavano a sopravvivere, e ritualità a cui non si voleva assolutamente rinunciare.

Cos’ è oggi il Natale? La risposta è dentro ognunə di noi. Che siate credenti o no, che siate spirituali o no, resta un momento in cui ci si riunisce tuttə insieme con gioia e amore e si festeggia la vita. La vita, che in una maniera o in un’altra, spesso nel modo più naturale e incredibile, o semplicemente possibile, trova il suo modo di nascere, rinascere, riaffermarsi e darci gioia, in una giostra infinita di alti e bassi, vittorie e sconfitte, luce e buio.

Buona rinascita dunque a tuttə noi!

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Comments (2)

Complimenti Alessandra, un articolo davvero interessante. Quanti spunti di riflessione! Grazie davvero per averlo scritto e pubblicato. La vita, la sua nascita, il ciclo delle stagioni… quante cose dietro il Solstizio e quanto sono importanti i rituali ora come all’alba dei tempi.

Ciao Alessandra, trovo questo articolo davvero interessante, fa riflettere molto sull’importanza che hanno per gli uomini riti e passaggi e che non possono essere smantellati, casomai adattati, quello sì. Il passaggio al cristianesimo ha dovuto per forza inglobare tutte le antiche tradizioni, ormai parte integrante della comunità.

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